27 ottobre 2007

E' un ring? Viva la boxe

Ancora sui Futuristi, stavolta due commenti trasformati in post da me che assisto, entusiasta, ad un dibattito su una questione che per una volta è squisitamente culturale e non becera polemica. Se riuscissimo a trasferire questo agone anche su questioni che riguardano la nostra povera citta sarebbe il massimo, significherebbe aver finalmente aperto "il laboratorio", o no?



Come al solito Concetto Marchesi focalizza in pieno la questione. Agli intellettuali è permesso conoscere agli eruditi cosmopoliti è concesso solo leggere e ripetere. Le elezioni si avvicinano e spero di vedere di nuovo in azione il Cosmopolita dopo anni di struggente silenzio e assenza forzata (di cose da dire).Se non che ultimamente lo si apprezza un pò troppo sul blog dei comunisti santa marinellesi. Dove fa il professore ma non si accorge che la classe non lo ascolta.Come non ascolterebbe Paola Rocchi se dicesse cose non interessanti. Caro Cosmopulito son finiti gli anni settanta, se puoi ripassa a scuola, e se ti piace fermati ad imparare qualcosa.
Comunistisempre



La ringrazio della sua attenzione, ma come precedentemente espresso non mi sono mai sognato di sopravvalutare il futurismo. Ho soltanto segnalato con diverse argomentazioni che ridurre il Futurismo e i suoi animatori a uomini “privi di sostanza filosofica e artistica, che hanno lasciato dietro di sé solo un po’ di quadri, e un mucchio di manifesti,” come definiti dalla Rocchi mi sembra assolutamente riduttivo e fazioso. Non si può negare candidamente che il Futurismo non abbia inciso sul ‘900 italiano, tutto qui. Per ciò che invece riguarda se per me sia un bene o un male che dal liceo scientifico non escano fascistelli o futuristi occorre distinguere tre cose. La prima è che - mi dimostri il contrario - non ne escono, quindi solo per la legge dei grandi numeri ciò è assolutamente innaturale (a meno che lei non sia assertore di una analisi marxiana per la quale l’ambiente determina l’orizzonte valoriale). Quand’anche la pensasse così, di fatto affermerebbe che all’interno del liceo, allora, verrebbe proposto ai ragazzi un preciso orizzonte valoriale e ciò è in antitesi con chi democraticamente crede che la scuola dovrebbe offrire strumenti per interpretare la realtà e non una realtà bella e confezionata.Per terzo, in ultima analisi e per ciò che mi riguarda personalmente, il fatto che dal liceo possa uscire qualche fascistello o qualche futurista non determinerebbe in me nessun terrore, anzi. Mi renderebbe felice, contraddirebbe la convinzione – le assicuro diffusa, che in quella scuola, preda di una baronia dinastica di stampo marxista, le maglie iniziano a cedere – ha presente frattocchie?
Il Cosmopolita

26 ottobre 2007

Ancora i Futuristi, purchè se ne parli

Eppure lo dico sempre io, che alle provocazioni non si dovrebbe mai rispondere, perché non sono utili a niente, meno che mai a capire le situazioni e a dialogare, eppure che faccio? Cris esalta il gesto di una fontana rossa chiamandolo futurista (quando secondo me è solo paccoltiglia di una società misera), io ci casco e mi lancio in un sincero e appassionato giudizio estetico liquidatorio del futurismo, un movimento che mai in classe, quando lo spiego, definisco con le stesse parole, o descrivo negli stessi termini usati sul blog, ma solo con l’oggettività di quello che si sa e si può capire, in modo chiaro dalla lettura dei numerosi manifesti che i futuristi hanno lasciato (ne conservo a casa copia antologica completa). Io che ho frequentato all’università per tre anni corsi monografici sulle avanguardie del Novecento (studiate in molte salse), mi sono beccata la giusta reprimenda di un Cosmopolita qualsiasi senza nome né cognome (simpatico però, molto più di un Nazionalista qualsiasi). Naturalmente ha ragione Cosmopolita nell’evidenziare, da un punto di vista strettamente culturale, la complessità del fenomeno, ed ho ragione io (naturalmente dal mio punto di vista) a dire che i testi letterari dei futuristi fanno pena (a parte quell’incendiario di Palazzeschi, che infatti trascendeva dalle etichette). Inoltre non serve essere spie sovietiche (per carità, che noia con questi riferimenti) per rintracciare nei testi dei futuristi, disponibili a tutti coloro che li trovano o li conservano, chiari elementi ideologici a sostegno di quelle posizioni antidemocratiche, antifemministe (a proposito di emancipazione femminile) e belliciste che avrebbero provocato, di lì a pochi anni, tanto dolore inutile a tanta gente. Posto che naturalmente ha ragione Cosmopolita: le guerre a volte sono inevitabili. Quando qualcuno minaccia direttamente e con la forza la tua vita e quella dei tuoi figli, la tua libertà di pensiero e di parola, il tuo suolo nazionale, la tua dignità di persona, allora per forza che ti devi difendere (affrontando lo schifo della guerra), ma che queste cose c’è bisogno di dirle? Cosmopolita concorderà certamente con me. Su una cosa io non concordo con lui: cosa c’entra il Liceo Scientifico di Santa Marinella? Da lì è sempre uscito davvero di tutto, perché sempre di tutto esce fuori da una scuola pubblica, perché per fortuna si pratica la libertà di pensiero e il diritto al sapere. Compreso il fenomeno culturale del futurismo, andato in scena oggi, per strana coincidenza, in una classe quinta (prima di leggere il blog, ovviamente), senza formulazione di giudizi negativi, con distaccata oggettività, insieme ai quadri di Picasso. Basterebbe chiedere.
Paola Rocchi

25 ottobre 2007

Una festa a lungo attesa




Non è uno sfoggio di cultura. E' che nel pensare a quello che vi sto per raccontare mi è venuto in mente proprio il titolo del primo capitolo del libro che ho letto tre volte ( e forse partirò per un quarto "ripassino" molto presto) e quando ci si forma da giovani su certe letture molte cose riaffiorano in testa di continuo. Ma bando alle chiacchiere la festa a lungo attesa non c'è stata. Per dirla alla Endrigo
"la festa appena cominciata è già finita"
(madonnamia, stasera sono un poeta). Insomma ieri era il 24 ottobre, la data dell'uno contro tutti, e l'uno contro tutti non c'è stato. La motivazione non si conosce nè si sa se lo spettacolo verrà replicato. Forse nessuno dei cosiddetti avversari, giuda, traditori, assessori, ha raccolto il guanto di sfida e la sala rischiava di essere riempita soltanto da curiosi, gente che avrebbe voluto vedere il sangue comunque ed in ogni caso ma disinteressata da ogni bega politica. O forse proprio quelli "pataccati" sarebbero stati in prima fila e allora sarebbero stati veramente ...fatti amari. Comunque diciamo che il Faraone ha trovato, come suo solito, di meglio da fare. Sicuramente serviva una mano per rassettare il supermarket, dare una sistemata agli scaffali. Anche a noi, tutto sommato, è andata bene. Tanto per parafrasare il libro di cui dicevo prima sarebbe stato spiacevole passare una serata con
il "Signore degli Anelli"...al naso.

Oh si si, I Futuristi si si!


Mi ergo, per paradosso, a difensore d’ufficio del futurismo, non sono mai stato un Futurista se non per spocchia contro il parere della vulgata maggioritaria, resistenziale e antifascista. Il tentativo della Professoressa Rocchi di voler ridurre il movimento futurista ad una banda di “pazzi e crudeli”, con un tentativo liquidatorio a metà tra Al Capone e la censura di stampo sovietico, è sinceramente eccessivo. Voler ridurre il contributo straordinario dato dal movimento futurista dal punto di vista artistico, filosofico, sociale, politico e del costume significa andare fuori misura. Voler negare che i futuristi siano stati gli interpreti più attenti se non i fautori dei sommovimenti che hanno investito i primi anni del secolo scorso è perlomeno miope. Voler negare i contributi dati dai futuristi nella moda, nel design ed anche nell’emancipazione della donna nella società moderna è qualcosa di sinceramente goffo. I futuristi sono stati nella storia gli unici cantori crudeli e pazzi della Guerra? Allora dovremmo liquidare allo stesso modo tre quarti dei classici, il Virgilio dell’Eneide, il Caio Giulio Cesare del De bello Gallico, ma anche e ironicamente il simpatico Ernesto Hemingway che, schieratosi apertamente con le schiere antifranchiste, andò in Spagna dicendo: “Vado per uccidere almeno un fascista” (peccato che trovò un fascista che sparava meglio di lui). Allora per questa frase idiota dovremmo rinunciare a tutte le opere dell’Ernesto esule a Cuba? Penso proprio di no! E che dire del simpatico Nazim Hikmet, il poeta filosovietico !?! Ma ancora, dobbiamo credere secondo le prospettive neoghandiane della Prof.ssa Rocchi che la guerra è sempre male e la pace è sempre bene? Sempre? Anche qui i conti non tornano, i popoli di tre quarti del pianeta a noi occidentali ce la stanno giustamente promettendo e alcuni ce la stanno già facendo, la guerra, ma non penso perché siano pazzi, tutt’altro. Comprendo il senso protettivo della Professoressa, percepisco lo stato d'animo accoratamente sentimentale del finale dell’articolo, avverto anche il grido di dolore per le ingiustizie che quotidianamente dobbiamo sopportare da una banda di pseudoamministratori, ma non è con la censura che si riuscirà a trovare la strada giusta e nemmeno riducendo un gesto straordinariamente simbolico ad un atto di vandalismo. A margine, tutto ciò spiega in modo solare come mai dal liceo scientifico di santa marinella non sia mai uscito non dico un fascistello, ma almeno una mezza calzetta futurista.

Un cosmopolita

23 ottobre 2007

La Carducci nello spazio


Collegamento riuscito. Cento studenti della scuola media Carducci hanno conversato ieri mattina con l’astronauta statunitense Clay Anderson che, a borso della stazione spaziale orbitante ISS, ha risposto nella finestra temporale di sette minuti, il tempo impiegato dalla stazione orbitante per sorvolare il comprensorio. Il collegamento fa parte del programma ARISS school contact che offre questa possibilità agli studenti attraverso una stazione amatoriale. L’organizzazione è stata resa possibile grazie alla disponibilità del dirigente scolastico Maria Rita Ferrari, degli insegnanti Francesca Chianappi, Francesca Musella e Livio Spinelli e dei radioamatori Francesco De Polis e Stefano Loru. Il commissario prefettizio, atteso, non è venuto.

Fratturato e la sua Terza Posizione

Il Movimento “L’Ancora” esce allo scoperto dopo l’operazione che ha portato allo scioglimento del consiglio comunale cittadino e parte con le consultazioni delle altre forze politiche per dare la svolta che serve a Santa Marinella. “Quello che ci occorre in questo momento – dice Eugenio Fratturato - è sondare, analizzare le opinioni dei cittadini per la stesura del programma elettorale che deve essere il più vicino alla gente, reale e fattibile da realizzare nei prossimi cinque anni. La caduta del Sindaco Tidei, sopravvenuta per la sfiducia presentata da 11 consiglieri di minoranza e maggioranza deve fare riflettere, perché una maggioranza con l’incapacità di fare squadra e l’incapacità di ritrovare forme di coinvolgimento in grado di smuovere il sistema qualunquistico e personalistico che ha contraddistinto l’attività svolta in questi anni dai politici facenti parte della Maggioranza di Tidei, è fallimentare su ogni fronte.” Fratturato è salito agli onori della cronaca, nell’ultimo periodo, per il continuo accenno ad un suo probabile ingresso in maggioranza. “Non mi è stato chiesto alcun intervento per mandare a casa Tidei – dice l’ex consigliere comunale – né si sono verificati i presupposti che il movimento che rappresento considerava essenziali per appoggiare la maggioranza al governo della città. Questo lo dico solo per onore di precisazione sulle tante chiacchiere, pettegolezzi ed insinuazioni che non hanno comunque scalfito la mia onorabilità, la mia integrità personale e la credibilità politica. Oggi è tempo di lavorare – conclude Fratturato - di costruire, di individuare un Leader ed una classe politica in grado di offrire alla Città di Santa Marinella un governo forte e determinato, ma con una identità etico –civile - solidaristica in grado di smuovere passioni e voglia di fare.”

Per Chicco An soffre di protagonismo.

Da un incontro tenutosi la scorsa sera con gli amici della destra civitavecchiese è scaturito un dibattito sulla situazione politica di Santa Marinella. Sono venuto così a conoscenza della millantata e reiterata pretesa da parte del Circolo Territoriale di Alleanza Nazionale di Santa Marinella di essere il solo circolo cittadino visto che, secondo loro, l’altro circolo cittadino, il “G. Fini”, non avrebbe ricevuto regolare ratifica. Tutto ciò nonostante le mie lamentele espresse mesi fa a mezzo stampa, alla Federazione Provinciale e per conoscenza a Gianfranco Fini.
Ebbene il sottoscritto Domenico (Chicco) D’Andrea, Presidente del suddetto Circolo “G. Fini”, è invece legittimamente presente e attivo nella politica locale, amato e stimato trasversalmente da tutte le forze politiche. I membri del Circolo Territoriale, quindi, dovrebbero togliersi dalla testa di essere gli unici rappresentanti di Alleanza Nazionale a Santa Marinella.
Mi preme quindi ricordare ai responsabili del Circolo Territoriale che qualora fossero convinti che il Circolo “G. Fini” non fosse legittimamente costituito, di farmi pervenire dalla Federazione Provinciale un comunicato di scioglimento del circolo di cui mi onoro di essere Presidente.
Il sig. Roberto Bacheca, in particolare, può scordarsi di una sua candidatura a sindaco, ventilata recentemente e spalleggiata sui quotidiani locali da presunti sostenitori tra l’altro “non votanti”. Ciò, invece, dovrebbe proprio essere evitato onde mettere in poca luce Alleanza Nazionale a Santa Marinella. L’autocandidatura è un sistema che il Circolo “G. Fini” non permetterà mai: per ricoprire una carica istituzionale tanto importante dovrà essere tutta – dico tutta – l’Alleanza Nazionale cittadina a volerlo.
Nei confronti del sig. Mauro Bianchi, sedicente coordinatore comunale dei due circoli di Alleanza Nazionale di Santa Marinella, ho un’analoga posizione in quanto nominato dal solo Circolo Territoriale, scelta alla quale non ha preso parte il Circolo “G. Fini”. Ci sarebbe bisogno di un po’ di chiarezza: perché il Circolo Territoriale avrebbe bisogno di un coordinatore con il Circolo “G.Fini” che, tra l’altro, non riconosce?
Qualora la Federazione Provinciale non smentisse questa mia lettera, la presente valga come monito a tutti i personaggi che soffrono di protagonismo.
Domenico D'Andrea

Oh no, i futuristi no!

Hanno cantato la guerra come “unica igiene del mondo”, crudeli e pazzi, indifferenti all’evidenza che la guerra aveva massacrato innocenti da sempre, ragazzi e giovani uomini buttati su un campo di battaglia a scannarsi; oh no, i futuristi no , crudeli, pazzi e stupidamente ignari di fronte a quello che stava per succedere, non più guerre fra giovani uomini di eserciti uno di fronte all’altro, ma mattanze di innocenti sulle trincee e soprattutto nelle strade delle città, massacri e genocidi, i futuristi, questo cantavano i futuristi che del futuro non aveva capito niente di niente…. Privi di sostanza filosofica e artistica, hanno lasciato dietro di sé solo un po’ di quadri, e un mucchio di manifesti, perché non erano intellettuali liberi, ma pifferai di una borghesia industriale che doveva propagandare le proprie macchine e le proprie guerre.
E poi in quella fontana rossa io non vedo nessun gesto futurista, ma solo l’atto di un povero fallito in cerca del suo quarto d’ora di celebrità, che naturalmente ha avuto, perché i cosiddetti mezzi di comunicazione di massa, la tv in particolare, hanno bisogno del marciume umano, perché ciò che è mite e buono, rispettoso, non fa notizia, ossia non fa vendere pubblicità.
Allora facciamola ‘sta rivoluzione, ma guardando avanti, avendo il coraggio di dire e praticare i gesti miti e buoni, avendo la forza di dire senza arroganza, ma con determinazione, quello che fa schifo: il Novecento ha fatto schifo, la guerra ha fatto e farà schifo sempre, la distruzione del nostro pianeta fa schifo, la televisione italiana fa schifo, spesso fanno schifo pure i giornali italiani, i pifferai che ingannano i puri di cuore fanno schifo, la ricerca della ricchezza o del potere a tutti i costi fa schifo, la mancanza di etica nella prassi politica fa schifo, il voto di scambio fa schifo, il centro commerciale a via valdambrini senza viabilità, con il fosso tombato, con nuvole di polvere e rumore assordante che si riversano sui bambini e le maestre, fa schifo.
Paola Rocchi

22 ottobre 2007

Futurismo, la strada per la rivoluzione


Quando una società muore di conformismo solo un'avanguardia riesce, spendendo 150 euro di anilina, a mandare un'opera d'arte in giro per il mondo in sole tre ore. 150 euro contro 15 milioni d'euro spesi per la mostra del cinema. L'azione futurista è arte, cultura e vita e serve a surrogare la politica quando questa non si riesca ad esercitare per mancanza di forza necessaria, per totale assenza di capacità o per la soverchiante esistenza di co-interessi. E' futurista la cultura della rivoluzione; basta con la contemplazione di una tradizione vuota e svuotata. Fare un passo avanti, dare un colpo di bisturi, rivoluzione, improvvisazione, slancio, entusiasmo, record, elasticità, eleganza, generosità, straripamento, smarrimento. Scoperta di un nuovo e molteplice ruolo.

Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità

Ancora Bologna, altre prove


Il giallo della strage di Bologna. Ecco le prove della pista araba

Il governo Prodi mente sulla strage di Bologna. Incalzato da due interrogazioni parlamentari di Enzo Raisi (An) l'Esecutivo ha dato, di fatto, la netta sensazione di voler aiutare un terrorista di sinistra tedesco a crearsi un alibi a posteriori per la bomba alla stazione del 2 agosto 1980. A scoprire il bluff governativo sulla presenza nel capoluogo emiliano di Thomas Kram, legato all'estremismo arabo del network terroristico di Carlos «lo Sciacallo», è stato un blog di sinistra, curato da Gabriele Paradisi una sorta di poeta intellettuale bolognese che si è messo a spulciare minuziosamente le versioni ufficiali della procura rivelatesi piene di errori e contraddizioni. E così quando il sottosegretario Scotti, a nome del governo, ha risposto a Raisi sui motivi per cui non si era mai voluto indagare sulla presenza di un terrorista di quel calibro a Bologna il giorno della strage, sono stati i segugi del blog a smascherare reticenze e gravissime omissioni. La prima: il governo ha spiegato che Kram non poteva essere coinvolto nella strage perché aveva preso un treno in Germania l'1 agosto, ed era arrivato in Italia dopo la strage.
Il treno che non c’è
I blogger sono andati a consultare l'orario delle ferrovie europee di quell'anno, e hanno scoperto che il treno di cui parla il governo non esisteva, e che comunque quel treno non era quello citato nel rapporto di polizia, che invece datava il viaggio del Kram al 31 luglio, quindi in tempo utile per la strage del 2 agosto. Sbugiardato e messo all'angolo, il rappresentante del governo Prodi replicava che evidentemente si era trattato di un errore dovuto alla nota della procura che citava un altro treno... Purtroppo per Scotti, i soliti blogger nello scoprire che il sottosegretario citava treni impossibili, arrivano a ipotizzare che una strana coincidenza segnava la risposta ufficiale del governo italiano: sembrava ricalcare a pieno l'alibi che aveva fornito lo stesso Kram in una intervista al Manifesto dell'agosto scorso. Secondo il nostro governo, quello che diceva Thomas Kram era tutto vero. E siccome date e orari non tornavano, ecco che il governo sistemava le discrepanze. Kram, costituitosi in Germania dopo 26 anni di latitanza (iniziata, guarda caso, proprio il 2 agosto 1980) nell'intervista si giustificava dicendo di essere stato sì a Bologna, ma di aver notato, appena uscito dall'albergo, una certa confusione, e di aver preferito quindi non andare in stazione, ma andare in taxi a prendere una corriera per andare a Milano da una sua amica. I blogger hanno però scoperto che dal suo albergo era impossibile vedere la stazione ferroviaria, e poi la stazione delle corriere era proprio accanto a quella ferroviaria. Quanto alla supposta amica milanese di Kram, interrogata dalla Digos, ha smentito categoricamente di aver visto il tedesco in quei giorni.

A questo punto il sottosegretario Scotti, in palese difficoltà, replicava che le informazioni del governo provenivano direttamente dalla procura di Bologna, e che quindi eventuali imprecisioni andavano addebitate a loro. Ma aggiungeva, involontariamente, un dato clamoroso: «Il fascicolo relativo a Thomas Kram venne distrutto nel 1997 in seguito all'entrata in vigore dell'Accordo di Schengen», perché Kram a quel punto era solo un cittadino tedesco che aveva diritto alla sua privacy. Kram, però, non era un cittadino tedesco qualsiasi essendo ricercato nel mondo per una serie di attentati.Lettera ai tedeschiLa storia «italiana» di Kram era iniziata nel 2003 quando il magistrato Lorenzo Matassa, consulente della commissione Mitrokin, assieme ad un altro consulente, Gian Paolo Pelizzaro, arrivano in ritardo ad un appuntamento per consultare gli archivi della polizia a Bologna. In questura i consulenti trovano solo il piantone che, preso alla sprovvista, li accompagna negli archivi lasciandoli liberi di guardarsi attorno. I due notano una cartella intitolata «T Kram». Il nome non era del tutto nuovo, visto che il giudice istruttore francese Jean-Louis Bruguière lo aveva inserito tra i costitutori di un gruppo terrorista filopalestinese facente capo a Carlos lo sciacallo. Aperta la cartella, vi trovarono dentro una lettera firmata dall'allora capo della Polizia Gianni De Gennaro, datata 8 marzo 2001, indirizzata alla magistratura tedesca. Su Thomas Kram, De Gennaro scriveva: «Risulta essere arrivato a Bologna l'1 agosto 1980, aver preso alloggio presso l'Albergo Centrale, stanza 21, ed essere ripartito il 2 agosto». De Gennaro stabiliva che la copia venisse trasmessa anche alla Procura di Bologna, per verificare eventuali collegamenti con la strage. Nella risposta ai colleghi tedeschi, elencava una serie di segnalazioni provenienti dalla Germania tra il 1979 e il 1980 perché gli italiani «tenessero d'occhio» quel Thomas Kram, portaordini del terrorismo filopalestinese. E De Gennaro aggiungeva che Thomas Kram era stato individuato al momento del suo ingresso in Italia via treno il 31 luglio 1980, pedinato, fermato, perquisito e rilasciato.

Compagno a Bologna

Un dettaglio singolare perché proprio di un «compagno» aveva parlato pochi mesi prima Carlos in una intervista rilasciata dal carcere francese. «Un nostro compagno si accorse di essere pedinato, uscì dalla stazione di Bologna di corsa, e pochi istanti dopo ci fu l'esplosione». Carlos e De Gennaro dicevano la stessa cosa: quel giorno, a Bologna, alla stazione, c'era un «compagno». E infine. Anziché accanirsi ossessivamente sui «fascisti» Mambro e Fioravanti la procura di Bologna forse avrebbe potuto scandagliare di più sul fronte arabo anche perché, Kram a parte, tre settimane prima del 2 agosto 1980 l'allora prefetto Gaspare De Francisci, capo dell'Antiterrorismo lancia l'allarme sulle possibili ritorsioni ai danni dell'Italia da parte del Fronte popolare di liberazione della Palestina (Fplp) che faceva pressioni per ottenere la liberazione di Abu Anzeh Saleh, rappresentante del Fronte in Italia detenuto nel carcere di Trani. Contestualmente la magistratura francese scopre, fra le carte di Mourkabal Michel Walib, braccio destro di Carlos, un indirizzo di Bologna («via S.Pio V 13, secondo piano a sinistra») e una parola d'ordine per accedere in un appartamento con granate, dinamite, detonatori, congegni a tempo. A quell'indirizzo corrisponde proprio il covo bolognese di Abu Saleh. Ce n'era abbastanza per indagare anche sul fronte arabo. Ma la strage doveva essere fascista, e fascista è passata in giudicato.

di Gian Marco Chiocci da il Giornale del 22 ottobre 2007

21 ottobre 2007

Due sentenze interessanti


La Corte Costituzionale, con sentenza n. 344 del20o7, " dichiara che non spettava allo Stato, e per esso al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, attribuire alle autorità marittime statali la competenza amministrativa relativa al rilascio di concessioni demaniali nell'ambito dei porti turistici e commerciali di rilevanza economica regionale ed interregionale siti nella Regione Toscana, ulteriori rispetto al porto di Viareggio; annulla, per l'effetto, nella parte indicata in motivazione, la nota del 21 marzo 2006 del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti – Direzione generale per le infrastrutture della navigazione marittima ed interna, di cui in epigrafe.". E' la sentenza, quella famosa sul porto di Viareggio, che tutti quelli che hanno a cuore la sorte del porticciolo di Santa Marinella, ed il correlato sviluppo della città, aspettavano.


Altra decisione importante è quella che definisce la questione sul danno erariale dell'ex sindaco Maggi ( n. 188 del 2007 sezione seconda centrale appello ) il quale ha prima appellato la sentenza con cui veniva condannato a risarcire una somma in denaro al comune e poi, pagando una somma ridotta, ha condonato la propria posizione facendo cessare la materia del contendere (naturalmente in relazione all'appello). Ora bisognerebbe anallizzare la sua posizione rispetto ai requisiti di compatibilità ed elegibilità a consigliere comunale. La questione fu sollevata in sordina dai consilgieri di minoranza all'indomani dell'elezione e poi con un minimo di veemenza in più da Anniballi e dai suoi sodali del Pentagono (quello che qualcuno da qualche giorno chiama Il Tentacolo in ragione della loro onnipresenza).

Chi aveva ragione? Non lo so ma ora è senz'altro tardi saperlo.

Prossima apertura, un'altro supermercato?


Il Faraone è di nuovo all'opera. Presto è prevista l'apertura di un negozio sulla via Aurelia. Sotto l'insegna del comitato elettorale si stanno allestendo gli scaffali, i banconi ed i carrelli di un vero e proprio supermercato. Protidei è l'insegna del comitato ed il nome è tutto un programma. Deriva da protos che significa al primo posto e da deus che spiega, diciamo da sè, l'essenza faraonica della questione. Gli scaffali sono pieni di promesse elettorali. Quattro sarti ( i famosi quattro sarti in padella) lavoreranno notte e giorno per confezionare assessorati su misura a chiunque si avvicini. Pronti pacchi di deleghe ed un settore specializzato in project financing. Il primo progettone sarà il nuovo Ospice pensato per i soggetti in preda ad una sindrome tanto particolare che sembra sia diffusa solo sulla Perla, la sindrome della memoria volatile. Tanta gente che ha già dimenticato come si stava peggio quando tutti pensavano di stare meglio e come si starà meglio quando qualcuno avrà capito che il tempo passa ed il futuro ce l'abbiamo davanti. L'ospice è già prenotatissimo ma un primo incidente si è verificato quando la lista degli ospiti è stata, per errore, scambiata con quella dei sostenitori del Faraone, o meglio forse la lista degli ospiti è stata copiata da quella dei sostenitori del Faraone, ovvero....beh, forse le due liste sono identiche.
Comunque i lavori nel primo supermarket della politica mai costruito in città fervono, vanno a mille. Prontissima anche la lista dei candidati che sosterranno il Faraone. Siamo già a quota trenta tanto che la prefettura sta pensando di indire due elezioni una di seguito all'altra. Con i ritmi civitavecchiesi (tra un caffè e l'altro) alle elezioni di primavera, regnasse di nuovo il Faraone, ne seguirebbero subito quelle di autunno, anche per vedere dove si pesca di più. Per questo la lista ha giustamente 30 nomi ed un motto (..e nun ce vonno stà!) adatto all'occasione.
Alla cassa danno anche le tessere fedeltà. Le distribuiscono lì perchè, effettivamente, le adesioni al PD sono state davvero pochine. Avviata una ricerca del personale; serve di tutto, dai commessi ai procacciatori.
Una sola categoria è già satura: chissapperchè proprio quelli che lavoreranno vicino alla cassa.