30 ottobre 2007

L'analisi del coltello ( e della forchetta)


Roberto è piccolo ma allo stesso tempo grande; l'analisi che fa è forte e spietata ed il fatto di dissimularla sotto una "falsa" intervista lo rende indubbiamente un abile professionista. Ma ha ragione, nella parte fionale, quando sostiene che non esista una vera alternativa al Faraone. Dopo l'implosione della maggioranza una bella botta, un colpo ben assestato sarebbe stato l'imporre alla città un modello nuovo di crescita, di sviluppo, di costume: una vera alternativa, insomma. Il centrodestra, un centrodestra valido e vivo poteva fare la differenza, essere la soluzione. Io aveva già parlato di un'alternativa di destra, senza il centro, ma la mia era una proposta forte, come sono abituato a farne anche per un senso di rottura degli schemi che mi sono sempre portato appresso. Quindi il centrodestra come soluzione vera. Ma esiste a Santa Marinella un centrodestra? E se qualcuno avesse la velleità di rispondere affermativamente è in grado di spiegarci il suo stato di salute? Respira ancora?

Togliamoci uno degli ultimi dubbi rimasti: la maggioranza del Faraone si è dissolta, nessuno l'ha fatta cadere e nella stessa maniera si è sciolto anche il centrodestra e forse non si costituirà mai più. I sintomi? La mancanza di una strategia vera e certa, la mancanza di obiettivi condivisi, l'incapacità di operare scelte collettive, di coltivare un progetto condiviso, di trovare un'intesa su qualcosa. I più colti potrebbero sentenziare che questa situazione sia stata generata da una mancanza di voglia, dalla mancanza di velleità, dalla incapacità di parlare alla gente e di discutere di politica, di elaborare idee e progetti. Senza dubbio questi due anni e mezzo di opposizione sono stati piatti, senza iniziativa, giocati di rimpallo, sempre in difesa. L'opposizione è stata asfittica, scollata, disordinata ed altempo stesso molto, molto fortunata. Come ebbi a dire tanto tempo fa mai un'opposizione è stata condotta da una minoranza che aveva il sostegno della maggioranza dei cittadini. Anche ora che si sta tentando di costruire uno straccio di programma, nel quale per inciso non crede nessuno e che ora come ora non serve a nessuno, manca una parola sui temi forti come il problema della termocombustione dei rifiuti, l'assetto del commercio, il destino della mutiservizi, i mille project financing o la sorte del porto Odescalchi. Manca quindi non solo un disegno politico condiviso ma anche la voglia di crearlo, non se ne avverte la necessità.

La soluzione, figlioli carissimi, è nel tornare a fare politica, aprire questo benedetto laboratorio, lasciarsi alle spalle qualsiasi disegno precotto ed ogni finzione istrionica da palcoscenico, da ultimo minuto. Il malgoverno del Faraone è imploso, è inutile darsi altri alibi. Spero che chiunque sia destinato a tornare sulla poltrona di via Rucellai sappia dare risposte concrete ai bisogni della gente, risposte in grado di reggere anche nel tempo, di regalare speranze. Ecco, in poche e chiare battute, sintetizzato il miglior programma elettorale possibile, da diffondere con una propaganda semplice, confezionato in un progetto valido e sostenuto da gente determinata. L'alternativa? Il solito partito della forchetta, nulla di più. Ma non credo ce lo possiamo permettere ancora, nè, in fondo, meritare.

Evviva il faraone


Stamattina ho incontrato il Faraone dove proprio non ti aspetti. In treno. Sarà che lui il treno non lo paga, ma vedere un ex Deputato e un ex Sindaco seduto sui sedili di un vagone affollato di pendolari e di turisti, devo ammettere che è piacevolmente sorprendente. Quest’uomo, l’ho sempre detto, è una forza della natura. Il suo “successo” politico, dipende anche da questi piccoli gesti. Innegabile. Ovviamente lo chiamo ancora Sindaco, non fosse altro per l’abitudine. Mi suona male infatti chiamarlo “Signor Tidei” oppure “Avvocato Tidei”, soprattutto perché non ho mai dato del “Tu” a Tidei; Sai che roba: “Ciao Pietro!” (mi viene da ridere solo a pensarci). La chiacchierata sarà breve dato che io scenderò a Santa Marinella. In cinque minuti cercherò di tirargli fuori più notizie possibili. Faccio o non faccio il giornalista? “Come sta Sindaco?” “Tutto bene Boccò. Ho letto che la Lattanzi si candida a Sindaco… (risata) “E Lei che fa, si ri-candida?” “ Certo. Anzi scrivilo sul giornale. Adesso vado una settimana all’estero e quando ritorno apro la campagna elettorale”. Bingo! Il timbro di voce e la sicurezza dell’affermazione non lasciano dubbi. Il Faraone si ri-candida. Rimango un attimino perplesso (francamente mi viene anche da ridere) ma giunge subito la sua domanda: “ Boccò, se io me candido, e a Destra ce mettono Venanzo Bianchi, chi vince secondo te?” “ Bella domanda… ma non credo che Venanzio possa fare il Sindaco del Centro-Destra”. Insomma la chiacchierata si fa stuzzicante fino a Santa Marinella. “Arrivederci Sindaco.” E scendo dal treno con l’assoluta convinzione che Tidei sarà uno dei prossimi candidati a Sindaco della nostra città. Detto questo il “problema” semmai, resta un altro. Chi sta contrastando attualmente, o in futuro, una probabile candidatura di Pietro Tidei? Siamo certi che la nostra città, questa strana città, non lo voglia davvero più? Da una parte c’è un Centro-Destra statico, immobile, fermo. Stanno tutti sollazzandosi. Marongiu, Bacheca, Ricci o Venanzio Bianchi? No. A te diamo la Provincia, a te la Regione, io voglio questo, a me il Vice-Sindaco, c’è prima Forza Italia, no c’è anche l’UDC….Fanno i conti senza l’oste. (Errore di sempre) “Di la” (a Sinistra) non giungono notizie. Spariti. Fermi anche loro. Girava voce “Paola Rocchi”, smentita. Dani che fa? Bufalini, Notazio, Barbazza? Nessuno si espone. Ce nessunooo? Andiamo al centro: Trebiani, Andrea Banchi? E L’Udeur? Qualcuno ci dica se esistono ancora. Tutto ciò mentre il Faraone passeggia beato al mercato del Giovedì, si “spara” due cene elettorali a settimana e si è esposto in prima persona sulla sua candidatura. Segno di autorità ed esperienza. A conclusione di ciò, non posso che esprimere una mia considerazione e dare un umile e personalissimo consiglio. La considerazione, e pure abbastanza reale è che la gente è stufa delle stesse facce. Nomi e Cognomi? Li conoscono tutti. Il Consiglio? Attenzione agli accordi e ….a Pietro Tidei. Perché se dovesse r-candidarsi e ri-vincere le elezioni, per “qualcuno” è pronta la domanda di l’espatrio.

Con rispetto parlando.

Roberto Boccoli

Per Emidio

Dunque, prescindendo dal fatto di dover rispondere serenamente ad un piglio tutto riposto, chissà com’è, costantemente in una precisa zona ideologica, provo a segnalare un paio di idee. La prima, se qualcuno apre una conversazione su un tema qualcun’altro non si meravigli se ci sono persone che la proseguono perché ad essa interessati. Se poi si vuol far polemica sterile, solo perché la conversazione non interessa, allora è tutto un altro discorso. Se poi si ricomincia con le storpiature dei nomi, con le richieste imperative di fornire nome e cognome su ciò di cui va o non va discusso, allora siamo proprio messi male. Ma andiamo più a fondo e meglio. Comprendo il malessere generatosi negli animi di chi si è reso CORRESPONSABILE del ritorno di Tidei a santa marinella, lo comprendo benissimo ve lo assicuro. Sono cosciente del fatto che anni di battaglie ambientaliste sono state vilipese da un sostegno ad una giunta di centro-sinistra-destra; penso sia avvilente, me ne rendo conto. La seconda, continuo a ripetere che: su un blog si parla liberamente di ciò che qualcuno ritiene importante a prescindere dal fatto che a qualcun altro non interessi (figuriamoci se poi di mezzo ci si mette un cosmopolita che mette in crisi quei quattro schemi della sinistra radical-chic di santa marinella); che nei discorsi dei cosiddetti politici locali non si sente mai parlare di scelte amministrative legate ad una precisa appartenenza ideale perché si corre solo per amministrare e non per affermare una visione dello sviluppo del territorio ed del vivere civico (ad esempio no alle palafitte e si alle case popolari, no alla privatizzazione dell’acqua e si all’installazione dei pannelli fotovoltaici sui palazzi di proprietà pubblica); del motivo perché ancora non sia sorto un comitato civico per redigere un codice da far sottoscrivere ai candidati e sul quale far dire su temi precisi che posizione assumeranno. E per finire ed essere chiari, queste non sono ELUCUBRAZIONI, queste considerazioni sono le radici delle scelte politiche e amministrative; questo è il luogo dove nascono le appartenenze, le similitudini, le distinzioni. Sento ancora parlare di categorie ottocentesche, del povero Fratturato preso come capro espiatorio quando tutti gli altri fanno le verginelle di bianco vestite, di personaggi che hanno dimostrato di essere quel che sono almeno venti anni fa e che meditano di ripresentarsi (e che saranno rivotati!). Mai sentito parlare del rapporto tra Tidei e COSVITUR, mai sentito parlare dei derivati finanziari utilizzati dalla giunta Tidei a Civitavecchia? Un nuovo modello antropologico si è fatto strada, i nuovi barbari sono alle porte (quelli che volevano vincere con Tidei al comune e con Storax alla regione, per intenderci), un cinico e virale sentimento di costante appartenenza alla maggioranza si è diffuso tra la popolazione. Sveglia ragazzi, occorre elaborare nuove forme di aggregazione civica, sennò questi sei mesi passeranno in fretta e ci risveglieremo in un altro incubo. “Ai governanti voltai le spalle quando vidi ciò che essi chiamavano governare: mercanteggiare e patteggiare con la plebe… Fra tutte le ipocrisie, questa mi parve la peggiore: che, anche quelli che comandavano, simulavano le virtù dei servi” (F. Nietzsche).
Il Cosmopolita

E' bello fare il giornalista?


Qualcuno un giorno disse: sempre meglio fare il giornalista che lavorare. Vero. Anzi verissimo. Non sembra lavoro un’attività che si fa con passione, talvolta con la frenesia di voler arrivare a toccare con mano una verità spesso mistificata coperta o sommersa. Non è un lavoro un qualcosa che si fa con amore immenso, un sentimento totalitario che non conosce ostacoli insuperabili,che non teme i pericoli. “Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce” diceva il grande filosofo Cartesio. Chi tenta, da precario a volte sottopagato, incurante di sottrarre ore al sonno, alla casa ai figli, mogli mariti e fidanzati, che è capace di resistere a stimoli vitali quali la fame e la sete pur di stare sulla notizie agisce con il cuore. La ragione, semmai, torna protagonista quando in nome di un giusta etica e deontologia cerca di dare un’informazione corretta, coerente, facilmente comprensibile e verificabile. Purtroppo per dieci, cento mille giornalisti che sbagliano, certo, esagerano, ma di sicuro faticano, come pochi possono immaginare pur di stare sulla notizia c’è sempre una qualche pecora nera. E’ l’eccezione che conferma la regola. C’è chi, infatti, ha scoperto che invece di lavorare ci si può far fare un contratto da giornalista. Qual è la differenza? Enorme. Per prima cosa devono esserci le condizioni affinché ciò avvenga. E’ sufficiente trovare un ente, difficilmente un editore sarebbe cosi sprovveduto, disposto a non badare a spese pur di dotarsi dell’ importante figura del portavoce. Tutto qui ? No. Nessuno deve poi controllare se la produttività sia pari allo stipendio percepito;pena la nullità e l’inefficacia dell’operazione. Tutto chiaro ora. Ancora no?????. Ma allora non siete mai stati alla Perla del Tirreno.
Gaia Letizia

29 ottobre 2007

Le interviste "impossibili"

Giampiero Baldi intervista Osvaldo De Pasquale.
Sullo sfondo Paolo Varchetta e Marco Bonifacio.
Bacco ha sicuramente fatto il resto.

Apologia di comunismo, l'Udc inventa il reato

Ma tu guarda l'Udc, eh? zitti zitti....ma lo saprà Volontè che qui a Santa Marinella Andrea Bianchi e i suoi stavano in lista ed al governo con Rifondazione, e non solo a Santa Marinella? E degli inciuci di Baccini con il Faraone?
Si chiama Luca Volontè. E' capogruppo alla Camera dell'Udc. Piuttosto attivo, il suo volto è spesso impacchettato nei pastoni dei tg Rai, le sue idee chiare e conseguenti. Ha deciso di stanare tutti i comunisti italiani. Sulla scorta delle notizie ricevute dalla Polonia dei gemelli Kaczynski, tra l'altro appena sconfitti alle urne, Volontè ha deciso di aprire la più grande delle questioni politiche. "Martedì mattina ogni deputato riceverà in casella il modulo di adesione alla nostra proposta di legge di riforma costituzionale per inserire il divieto di apologia del comunismo insieme al reato già previsto per il fascismo". "Siamo un Paese vergogna", attacca quindi Volontè, secondo il quale "è necessaria una operazione verità sui 100 milioni di morti irrisi dai comunisti al governo. Staneremo uno per uno i fedeli amici di Lenin e dei suoi gulag". La proposta lanciata nei giorni in cui il suo capo Pier Ferdinando Casini è in viaggio di nozze, non ha trovato l'entusiasmo che Volontè presumibilmente valutava di raccogliere. Finanche Roberto Calderoli, che è Calderoli, pur trovando l'iniziativa "condivisibile", la ritiene "superflua o comunque tardiva". E Gianfranco Rotondi, democristiano e moderato almeno quanto Volontè, ricorda che "non esiste il comunismo, ma tanti partiti comunisti. Il comunismo italiano non ci ha negato la libertà, ma ce l'ha portata col sangue dei partigiani". L'amichevole osservazione di Rotondi forse rallenterà la raccolta delle firme alla quale, come ha annunciato, da domani il deputato vorrebbe destinare ogni energia.
Certo, Volontè non ha ancora chiarito, ma ne avrà tempo, quale sarà il destino di coloro che verranno "stanati". Tra l'altro proprio di fronte al suo banco, e per giunta nella qualità di presidente dell'assemblea, è seduto un comunista: Fausto Bertinotti. Altri si trovano al governo, molti anche in Parlamento. Un illustre ex al Quirinale. Stanarli tutti sarebbe una fatica, per non dire dell'imbarazzo a lavorare sulla Carta Costituzionale frutto, purtroppo per Volontè, dell'opera (e dell'inchiostro) di parecchi comunisti.
da repubblica.it di oggi

27 ottobre 2007

Non è facile, per Cosmo non è proprio facile

Noto con piacere che gli adepti di Zenone di Cizio non hanno vita facile, ma tenterò di animare ancor più la discussione nonostante si moltiplichino i miei detrattori. Nonostante la sua buona volontà di voler condurre la conversazione su temi meno polemici mi occorre dover sottolineare tre aspetti a mio avviso sconfortanti. Il primo è che i cosiddetti professionisti della politica locale sono completamente avulsi da contesti come questo perché sono evidentemente legati a logiche (piani regolatori, stralci, bilanci, project, finanza bislacca etc.) puramente amministrative e di dibattiti intorno a ciò che dovrebbe essere alla radice delle loro scelte ideali non gliene importa niente. Rimangono quatti quatti nei retrobottega della “politica” senza mai disegnare un orizzonte di valori che guidi il loro compito (su temi come l’identità civica, non è un caso che se ne sia occupata proprio e solo la Professoressa Rocchi). In secondo luogo è evidente il fatto che in questo blog si ritrovino ad interagire fino ad ora (magari anche troppo animatamente) solo quelli che, anteponendo ai propri gli interessi della cittadinanza, hanno a cuore per davvero il destino di santamarinella, prescindendo dalle rispettive posizioni di appartenenza. La terza considerazione però, evitando un buonismo veltroniano che sinceramente ho in uggia, la devo spendere per dimostrare come certi ambienti, evidentemente disabituati alla critica, non perdono occasione per utilizzare una tecnica già nota come “del colpo di rimbalzo” usata tra l’altro in modo leninista (tecnica che tende a colpire la persona che sostiene certe idee – insultandola, affinché certe idee vengano screditate). Cito: “categorie mentali giurassiche”, “Forse Cosmopolita è un uomo di teatro”, “agli eruditi cosmopoliti è concesso solo leggere e ripetere”, “Cosmopulito”, “se puoi ripassa a scuola, e se ti piace fermati ad imparare qualcosa”, “pensare che "La guerra è la sola igiene del mondo" è da cretini: sia nel '15 che nel 2007” “Non ci assordate con polemiche inutili”. Capisco che non la si possa pensare allo stesso modo e che, come mi confortano il Marchesi e la Rocchi, dal liceo scientifico escono anche fascistelli e quindi lo stesso non è una baronia dinastica di stampo marxista, ma non apriamo parentesi sulla pluralità di idee della scuola italiana, per carità, ma nemmeno su quella di santa marinella. Per i simpatici comunistisempre invece che dire, prima fanno i blog interattivi poi oscurano i commenti scomodi, chiamarlo PRAVDA sarebbe stato più consono o no?
Il Cosmopolita

Ancora Paola: alza il tiro?

Forse Cosmopolita è un uomo di teatro, perchè l'espressione "scuola preda di una baronia dinastica di stampo marxista" è una pura invenzione dell'autore, e fa anche un po' ridere. Se invece è detta sul serio, mi intristisce molto verificare come si giudichi senza conoscere l'attualità delle cose, usando categorie mentali giurassiche. In ogni caso perdono Cosmopolita, ma lo prego di smetterla di citare il Liceo, perchè senza motivo alcuno (e in modo anche vagamente offensivo) sta facendo un grave torto al pluralismo di idee, di impostazioni didattiche e di personalità chi si riscontrano tutti i giorni in quella scuola fra insegnanti e studenti. I quali sono quotidianamente e seriamente impegnati tutti i giorni in cose importanti e semplici:i primi ad insegnare la matematica, l'inglese, l'italiano, il latino, la storia, la filosofia, la fisica ecc., i secondi a studiare per prepararsi al mondo del lavoro o dell'università.
Approfitto per fare un'ultima considerazione generale: la scuola italiana, tutta la scuola italiana, ha bisogno in questo momento di rispetto e fiducia. Le sfide che ragazze e ragazzi dovranno affrontare sono enormi; i docenti italiani lo sanno e ne sentono la grande responsabilità. Non ci assordate con polemiche inutili.

Paola Rocchi

E' un ring? Viva la boxe

Ancora sui Futuristi, stavolta due commenti trasformati in post da me che assisto, entusiasta, ad un dibattito su una questione che per una volta è squisitamente culturale e non becera polemica. Se riuscissimo a trasferire questo agone anche su questioni che riguardano la nostra povera citta sarebbe il massimo, significherebbe aver finalmente aperto "il laboratorio", o no?



Come al solito Concetto Marchesi focalizza in pieno la questione. Agli intellettuali è permesso conoscere agli eruditi cosmopoliti è concesso solo leggere e ripetere. Le elezioni si avvicinano e spero di vedere di nuovo in azione il Cosmopolita dopo anni di struggente silenzio e assenza forzata (di cose da dire).Se non che ultimamente lo si apprezza un pò troppo sul blog dei comunisti santa marinellesi. Dove fa il professore ma non si accorge che la classe non lo ascolta.Come non ascolterebbe Paola Rocchi se dicesse cose non interessanti. Caro Cosmopulito son finiti gli anni settanta, se puoi ripassa a scuola, e se ti piace fermati ad imparare qualcosa.
Comunistisempre



La ringrazio della sua attenzione, ma come precedentemente espresso non mi sono mai sognato di sopravvalutare il futurismo. Ho soltanto segnalato con diverse argomentazioni che ridurre il Futurismo e i suoi animatori a uomini “privi di sostanza filosofica e artistica, che hanno lasciato dietro di sé solo un po’ di quadri, e un mucchio di manifesti,” come definiti dalla Rocchi mi sembra assolutamente riduttivo e fazioso. Non si può negare candidamente che il Futurismo non abbia inciso sul ‘900 italiano, tutto qui. Per ciò che invece riguarda se per me sia un bene o un male che dal liceo scientifico non escano fascistelli o futuristi occorre distinguere tre cose. La prima è che - mi dimostri il contrario - non ne escono, quindi solo per la legge dei grandi numeri ciò è assolutamente innaturale (a meno che lei non sia assertore di una analisi marxiana per la quale l’ambiente determina l’orizzonte valoriale). Quand’anche la pensasse così, di fatto affermerebbe che all’interno del liceo, allora, verrebbe proposto ai ragazzi un preciso orizzonte valoriale e ciò è in antitesi con chi democraticamente crede che la scuola dovrebbe offrire strumenti per interpretare la realtà e non una realtà bella e confezionata.Per terzo, in ultima analisi e per ciò che mi riguarda personalmente, il fatto che dal liceo possa uscire qualche fascistello o qualche futurista non determinerebbe in me nessun terrore, anzi. Mi renderebbe felice, contraddirebbe la convinzione – le assicuro diffusa, che in quella scuola, preda di una baronia dinastica di stampo marxista, le maglie iniziano a cedere – ha presente frattocchie?
Il Cosmopolita

26 ottobre 2007

Ancora i Futuristi, purchè se ne parli

Eppure lo dico sempre io, che alle provocazioni non si dovrebbe mai rispondere, perché non sono utili a niente, meno che mai a capire le situazioni e a dialogare, eppure che faccio? Cris esalta il gesto di una fontana rossa chiamandolo futurista (quando secondo me è solo paccoltiglia di una società misera), io ci casco e mi lancio in un sincero e appassionato giudizio estetico liquidatorio del futurismo, un movimento che mai in classe, quando lo spiego, definisco con le stesse parole, o descrivo negli stessi termini usati sul blog, ma solo con l’oggettività di quello che si sa e si può capire, in modo chiaro dalla lettura dei numerosi manifesti che i futuristi hanno lasciato (ne conservo a casa copia antologica completa). Io che ho frequentato all’università per tre anni corsi monografici sulle avanguardie del Novecento (studiate in molte salse), mi sono beccata la giusta reprimenda di un Cosmopolita qualsiasi senza nome né cognome (simpatico però, molto più di un Nazionalista qualsiasi). Naturalmente ha ragione Cosmopolita nell’evidenziare, da un punto di vista strettamente culturale, la complessità del fenomeno, ed ho ragione io (naturalmente dal mio punto di vista) a dire che i testi letterari dei futuristi fanno pena (a parte quell’incendiario di Palazzeschi, che infatti trascendeva dalle etichette). Inoltre non serve essere spie sovietiche (per carità, che noia con questi riferimenti) per rintracciare nei testi dei futuristi, disponibili a tutti coloro che li trovano o li conservano, chiari elementi ideologici a sostegno di quelle posizioni antidemocratiche, antifemministe (a proposito di emancipazione femminile) e belliciste che avrebbero provocato, di lì a pochi anni, tanto dolore inutile a tanta gente. Posto che naturalmente ha ragione Cosmopolita: le guerre a volte sono inevitabili. Quando qualcuno minaccia direttamente e con la forza la tua vita e quella dei tuoi figli, la tua libertà di pensiero e di parola, il tuo suolo nazionale, la tua dignità di persona, allora per forza che ti devi difendere (affrontando lo schifo della guerra), ma che queste cose c’è bisogno di dirle? Cosmopolita concorderà certamente con me. Su una cosa io non concordo con lui: cosa c’entra il Liceo Scientifico di Santa Marinella? Da lì è sempre uscito davvero di tutto, perché sempre di tutto esce fuori da una scuola pubblica, perché per fortuna si pratica la libertà di pensiero e il diritto al sapere. Compreso il fenomeno culturale del futurismo, andato in scena oggi, per strana coincidenza, in una classe quinta (prima di leggere il blog, ovviamente), senza formulazione di giudizi negativi, con distaccata oggettività, insieme ai quadri di Picasso. Basterebbe chiedere.
Paola Rocchi

25 ottobre 2007

Una festa a lungo attesa




Non è uno sfoggio di cultura. E' che nel pensare a quello che vi sto per raccontare mi è venuto in mente proprio il titolo del primo capitolo del libro che ho letto tre volte ( e forse partirò per un quarto "ripassino" molto presto) e quando ci si forma da giovani su certe letture molte cose riaffiorano in testa di continuo. Ma bando alle chiacchiere la festa a lungo attesa non c'è stata. Per dirla alla Endrigo
"la festa appena cominciata è già finita"
(madonnamia, stasera sono un poeta). Insomma ieri era il 24 ottobre, la data dell'uno contro tutti, e l'uno contro tutti non c'è stato. La motivazione non si conosce nè si sa se lo spettacolo verrà replicato. Forse nessuno dei cosiddetti avversari, giuda, traditori, assessori, ha raccolto il guanto di sfida e la sala rischiava di essere riempita soltanto da curiosi, gente che avrebbe voluto vedere il sangue comunque ed in ogni caso ma disinteressata da ogni bega politica. O forse proprio quelli "pataccati" sarebbero stati in prima fila e allora sarebbero stati veramente ...fatti amari. Comunque diciamo che il Faraone ha trovato, come suo solito, di meglio da fare. Sicuramente serviva una mano per rassettare il supermarket, dare una sistemata agli scaffali. Anche a noi, tutto sommato, è andata bene. Tanto per parafrasare il libro di cui dicevo prima sarebbe stato spiacevole passare una serata con
il "Signore degli Anelli"...al naso.

Oh si si, I Futuristi si si!


Mi ergo, per paradosso, a difensore d’ufficio del futurismo, non sono mai stato un Futurista se non per spocchia contro il parere della vulgata maggioritaria, resistenziale e antifascista. Il tentativo della Professoressa Rocchi di voler ridurre il movimento futurista ad una banda di “pazzi e crudeli”, con un tentativo liquidatorio a metà tra Al Capone e la censura di stampo sovietico, è sinceramente eccessivo. Voler ridurre il contributo straordinario dato dal movimento futurista dal punto di vista artistico, filosofico, sociale, politico e del costume significa andare fuori misura. Voler negare che i futuristi siano stati gli interpreti più attenti se non i fautori dei sommovimenti che hanno investito i primi anni del secolo scorso è perlomeno miope. Voler negare i contributi dati dai futuristi nella moda, nel design ed anche nell’emancipazione della donna nella società moderna è qualcosa di sinceramente goffo. I futuristi sono stati nella storia gli unici cantori crudeli e pazzi della Guerra? Allora dovremmo liquidare allo stesso modo tre quarti dei classici, il Virgilio dell’Eneide, il Caio Giulio Cesare del De bello Gallico, ma anche e ironicamente il simpatico Ernesto Hemingway che, schieratosi apertamente con le schiere antifranchiste, andò in Spagna dicendo: “Vado per uccidere almeno un fascista” (peccato che trovò un fascista che sparava meglio di lui). Allora per questa frase idiota dovremmo rinunciare a tutte le opere dell’Ernesto esule a Cuba? Penso proprio di no! E che dire del simpatico Nazim Hikmet, il poeta filosovietico !?! Ma ancora, dobbiamo credere secondo le prospettive neoghandiane della Prof.ssa Rocchi che la guerra è sempre male e la pace è sempre bene? Sempre? Anche qui i conti non tornano, i popoli di tre quarti del pianeta a noi occidentali ce la stanno giustamente promettendo e alcuni ce la stanno già facendo, la guerra, ma non penso perché siano pazzi, tutt’altro. Comprendo il senso protettivo della Professoressa, percepisco lo stato d'animo accoratamente sentimentale del finale dell’articolo, avverto anche il grido di dolore per le ingiustizie che quotidianamente dobbiamo sopportare da una banda di pseudoamministratori, ma non è con la censura che si riuscirà a trovare la strada giusta e nemmeno riducendo un gesto straordinariamente simbolico ad un atto di vandalismo. A margine, tutto ciò spiega in modo solare come mai dal liceo scientifico di santa marinella non sia mai uscito non dico un fascistello, ma almeno una mezza calzetta futurista.

Un cosmopolita